Caro-gasolio, imprese di trasporto in crisi
Gli sconti del governo sono insufficienti a fronteggiare l'impennata del costo del carburante
Data24/03/2026
“Misure insufficienti”. È lapidario il commento delle imprese di trasporto associate alla CNA al tentativo del governo nazionale di mitigare l’impennata del costo del gasolio con uno sconto di 25 centesimi per un periodo di venti giorni.
“Apprezziamo l’impegno dell’esecutivo – esordisce Marcello Volpi, presidente regionale di CNA Trasporti – ma il taglio lineare delle accise con lo sconto alla pompa di 25 centesimi, di fatto è già stato annullato dal costante aumento del prezzo del petrolio e da certi comportamenti dei distributori. In pratica lo sconto si è già volatilizzato, ma nel frattempo ha dato un alibi a quei committenti che non intendono riconoscere il cosiddetto fuel surcharge, ovvero la clausola contrattuale di adeguamento automatico delle tariffe agli aumenti dei costi del carburante. Oggi moltissime imprese del settore, già in grande difficoltà per una sua debolezza strutturale, hanno grossi problemi di liquidità che ne minano la stessa sopravvivenza”.
La situazione generata dal conflitto in atto tra l’Iran, gli Stati Uniti e Israele, poi allargatosi rapidamente a tutto il Medio Oriente, era apparsa da subito in tutta la sua gravità.
“Infatti la CNA si è adoperata immediatamente per il settore – aggiunge la responsabile regionale di CNA Trasporti, Marina Gasparri -, chiedendo al governo un pacchetto di provvedimenti per sostenerlo: misure-urto per sostenere la liquidità delle imprese sotto forma di credito d’imposta su gasolio e HVO, attingendo all’extra gettito dell’Iva; la sospensione temporanea dei versamenti fiscali e contributivi; l’utilizzo immediato del rimborso trimestrale accise. Ma anche interventi sulle regole con il rafforzamento della clausola fuel surcharge e l’aggiornamento rigoroso dei costi medi di esercizio.
Purtroppo, però, il governo si è concentrato soprattutto sullo sconto temporaneo sul prezzo.
“Per la verità – va avanti Volpi - nel decreto approvato da palazzo Chigi c’è anche la previsione di un credito d’imposta come rimborso per i maggiori costi sostenuti per l’acquisto del carburante nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026. Ma in una situazione in cui il fattore tempo può decidere la sopravvivenza delle imprese, dobbiamo purtroppo prendere atto del fatto che la misura non è ancora operativa, perché manca un ulteriore decreto atteso per aprile e, forse, il vaglio dell’Unione Europea con conseguente allungamento dei tempi. Oltretutto non è chiaro a quale percentuale di rimborso darà diritto e soprattutto quando, dopo i vari passaggi, il credito sarà effettivamente esigibile. Insomma, l’unica certezza è che nel frattempo la liquidità delle imprese del comparto sarà evaporata".
Di fronte a uno scenario così preoccupante e incerto CNA Trasporti chiede garanzie a tutela della tenuta delle imprese.
“Bene, intanto, che si sia provveduto ad aggiornare i costi medi di esercizio: erano fermi a giugno 2025 e il loro aggiornamento permette di prenderli a riferimento per costruire tariffe rispettose della sicurezza e della legalità. Ma la cosa più importante è che la clausola di adeguamento delle tariffe all’aumento del costo del carburante, prevista per legge ma di difficile attuazione per lo scarso potere contrattuale di tante piccole imprese di trasporto, venga rafforzata con un intervento del legislatore, affinché sia previsto che i committenti che non la rispettano non possano scaricare fiscalmente la fattura. Se le imprese di trasporto - concludono Gasparri e Volpi – adesso come in futuro, dovranno farsi interamente carico degli aumenti dei costi di esercizio, primo tra tutti quello del gasolio, non saranno certo sconti di pochi centesimi a garantirne la sopravvivenza”.